Arte&Sud |
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A pochi chilometri da Catania, procedendo sulla litoranea verso nord, ci viene incontro Acicastello, un antico borgo marinaro raccolto attorno alla fortezza normanna. Nella fortezza, un piccolo Museo Civico a sfondo didattico di minerali e reperti archeologici convivrà per più di un mese e mezzo con le opere di artisti siciliani e sardi. Pochi chilometri più a nord, Acitrezza, e la sua Riviera dei Ciclopi: nella cornice razionalista di villa Fortuna, troveranno posto istallazioni, video arte, opere pittoriche e performances di artisti provenienti dalle altre regioni d'Italia partner del progetto. Per “ ARTE & SUD obiettivo contemporaneo”, ho voluto privilegiare la presenza dell'arte giovane, che opera e sperimenta individualmente. Ho visionato, quindi, il lavoro di circa duecento candidati, selezionandone quarantuno appartenenti al circuito GAI (Giovani Artisti Italiani), più nove provenienti dalla Fondazione Bartoli Felter di Cagliari. I prescelti sono accomunati dalla stessa energia e visione del lavoro, si sono posti il compito di esprimere con grande tenacia e perseveranza lo spirito dei tempi, e mi hanno interessato proprio per la progettualità della produzione, il work in progress. In quest'ottica, ho proposto come baricentro della mostra la memoria e tutte le sue sfumature; ma-lo sottolineo-non sono andato in cerca di un tema, quanto di una dimensione. Il vero intento è che, varcandone la soglia, il fruitore della mostra si trovi davanti a una ricognizione, e al contempo a una imparziale campionatura, delle arti più giovani, e per questo più vitali e propositive. Molte e diverse le realtà riunite: istallazioni, performances, lavori pittorici, lavori sonori, fotografia, ma soprattutto una particolare attenzione alle videoproiezioni. Da questo punto di vista, la scommessa degli organizzatori, Rosa Anna Musumeci per ARTECONTEMPORANEA di Catania e il Comune di Acicastello, è di notevole importanza, mette in rilievo la valorizzazione e la tutela della produzione artistica più recente, nelle sue espressioni anche meno consuete. Confrontarsi con il Sud vuol dire affrontare la vitalità della natura, della sua storia, ma soprattutto le sue contraddizioni, l'enigma di un territorio imprevedibile e di complessa lettura. Dunque, che questo territorio si apra a uno dei linguaggi più significativi del tempo è in sé interessante, tanto più quando sceglie di farlo con giovani artisti che rappresentano il futuro. Nella cultura contemporanea, prevale la tendenza a vivere un mondo minimo, glaciale, marmoreo, metafisico, come volto a sottolineare la storia del nostro recente passato e le sue conseguenze; l'artista, allora, vuol essere “specchio di sé”, delle proprie azioni e abitudini comportamentali. Condivido una pulsione, mi dicono, più che una ricerca comune con altri. Come che sia, non da oggi gli artisti offrono il segno diretto di una libertà in pieno esercizio, non schierata, non servile, non retorica. Una libertà semplice, esercitata con premura verso l'uomo, offrendosi per riflettere un'immagine a volte drammatica, a volte piena di promesse redentrici; come scegliere di abbandonare il mondo reale per abitare un universo altrove, per ridarsi e ridarci un volto. Questa ricerca - oscillante tra diversi gusti e tendenze – fra contraddizione ed erudizione visiva, in polemica con la cultura ricevuta o lo sregolato rifacimento di antichi modelli, e capace di ottenere risultati di forte impatto e controllo formale con l'utilizzo dei nuovi mezzi tecnologici, esprime le libere interpretazioni dell'Io dell'artista d'oggi, è sempre più un atto di proiezione, un progetto di sé stesso, e sempre meno una descrizione realistica. Rappresentando la propria immagine, a volte esile, e con cui si raffronta continuamente, l'artista ci orienta verso piccoli indizi di sopravvivenza ostinata, tramite una continua rilettura dal punto di vista della contemporaneità. Ad “Arte & Sud obiettivo contemporaneo”, dunque, intendo proporre la diffusione di questo pensiero, perché l'arte e la contemporaneità sentono più che mai la necessità di sperimentare ed affrancarsi dalle gabbie di norme culturali e sociali generatrici di falsi bisogni, di falsi valori, volti solo ad attuare un controllo costante dell'immaginario, servendosi strumentalmente della religione per alimentare la peste del razzismo etnico, sociale, economico. In breve, un'occasione unica e straordinaria per creare una stimolante linea di continuità, un'arte già pronta a navigare verso nuove frontiere.
Antonio Arévalo |
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